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Spondilite anchilosante: Secukinumab, un inibitore dell'interleuchina-17A, sugli esiti clinici e radiografici

» stato valutato l'effetto di Secukinumab ( Cosentyx ), un inibitore dell'interleuchina-17A ( IL-17A ), su segni e sintomi clinici e sui cambiamenti radiografici a 2 anni in pazienti con spondilite anchilosante.

Nello studio di fase III MEASURE 1, i pazienti sono stati randomizzati a ricevere Secukinumab per via endovenosa 10 mg/kg ( al basale, alla settimana 2 e alla settimana 4 ) seguito da Secukinumab 150 mg per via sottocutanea ( 150 mg per via endovenosa, n=125 ) o 75 mg ( 75 mg per via endovenosa; n=124 ) ogni 4 settimane oppure placebo abbinato ( n=122 ).

I pazienti trattati con placebo sono stati nuovamente randomizzati a Secukinumab 150 o 75 mg per via sottocutanea a partire dalla settimana 16.

Le valutazioni di efficacia clinica hanno incluso i tassi di risposta ASAS20 ( Assessment of SpondyloArthritis international Society 20 ) alla settimana 104.

I cambiamenti radiografici alla settimana 104 sono stati valutati utilizzando la scala modificata mSASSS ( modified Stoke Ankylosing Spondylitis Spine Score ).

97 ( 77.6% ) e 103 ( 83.1% ) pazienti nei gruppi con 150 mg e 75 mg per via endovenosa, rispettivamente, hanno completato la settimana 104.
Nel set completo di analisi ( intent-to-treat ), i tassi di risposta ASAS20 alla settimana 104 sono stati 73.7% e 68.0%, rispettivamente, nei gruppi da 150 mg e 75 mg per via endovenosa.

Tra i pazienti con radiografie valutabili originariamente randomizzati a Secukinumab ( n=168 ), la variazione media in mSASSS dal basale alla settimana 104 Ť stata di 0.30.

Eventi avversi gravi sono stati riportati nel 12.2% e nel 13.4% dei pazienti rispettivamente nei gruppi 150 mg e 75 mg.

In conclusione, Secukinumab ha migliorato i segni e i sintomi della spondilite anchilosante in 2 anni di terapia, senza risultati di sicurezza inaspettati.
I dati di questo studio hanno indicato una bassa progressione media dei cambiamenti radiografici della colonna vertebrale, che dovrŗ essere confermata in studi controllati a lungo termine. ( Xagena News )

Braun J et al, Ann Rheum Dis 2017; 76: 1070-1077