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Farmaci anti-infiammatori e sicurezza cardiovascolare: il Naprossene è associato a maggiore sicurezza cardiovascolare

Una meta-analisi ha valutato la sicurezza cardiovascolare dei farmaci anti-infiammatori non-steroidei ( FANS ).
E’ emerso che gli antinfiammatori possono aumentare il rischio di infarto miocardico e di ictus rispetto al placebo.

Sono stati presi in esame 31 studi randomizzati e controllati di ampie dimensioni, per oltre 116.000 pazienti, che hanno messo a confronto diversi antinfiammatori tra loro ( Celecoxib, Diclofenac, Etoricoxib, Ibuprofene, Lumiracoxib, Naprossene, Rofecoxib ) e rispetto al placebo.

Dall’analisi è emerso che i FANS presentano un rischio cardiovascolare importante rispetto al placebo, anche se il rischio assoluto è basso.

Nel 2004, Roferoxib ( Vioxx ) è sato ritirato dal commercio a causa di problemi di sicurezza cardiovascolare.

Nel complesso, il numero riportato di infarti miocardici e di ictus è risultato basso rispetto al numero di pazienti. I dati ricavati da 29 studi clinici hanno mostrato 554 attacchi di cuore, e i dati tratti da 26 studi hanno mostrato 377 casi di ictus. I dati di mortalità erano disponibili in 28 studi, e i decessi sono stati 676.

Il farmaco associato a maggior rischio di infarto miocardico è risultato Rofecoxib ( rate ratio, RR=2.21), seguito da Lumiracoxib, ( RR=2 ).

L’antinfiammatorio più sicuro riguardo alla sicurezza cardiovascolare era il Naprossene. L’antinfiammatorio Ibuprofene è risultato invece il farmaco meno sicuro riguardo all’ictus ( RR=3.36 ), seguito dal Diclofenac ( RR=2.86 ).
Etoricoxib ( RR=4.07 ) e Diclofenac ( RR=3.98 ) sono risultati associati al più alto rischio di mortalità cardiovascolare.

L'osservazione che il rischio cardiovascolare non è chiaramente associato con la specificità degli inibitori della ciclo-ossigenasi-2 ( Cox-2 ) implica che nessuna previsione del rischio cardiovascolare può essere effettuata sulla base di tale specificità.

In generale, il Naprossene appare essere il più sicuro analgesico per i pazienti con osteoartrosi in termini cardiovascolari, ma questo vantaggio deve essere pesato contro la tossicità gastrointestinale e la necessità, in molti pazienti, di assumere in modo concomitante un inibitore della pompa protonica.
Alla luce dei risultati di uno studio ( Circulation, 2008 ) Celecoxib 400 mg una volta al giorno può essere considerato come opzione alternativa.
Altre alternative includono Paracetamolo e oppioidi.
Rispetto al placebo, tuttavia, il Paracetamolo produce solamente una piccola riduzione del dolore e può essere associato a epatotossicità clinicamente rilevante, anche ai dosaggi consigliati per il dolore muscolo-scheletrico. L'effetto analgesico degli oppioidi è un po’ più pronunciato, ma compensato da forti aumenti del rischio di eventi avversi.

In conclusione, le opzioni per il trattamento del dolore cronico sono limitate; sia i pazienti sia i medici devono essere consapevoli che il rischio cardiovascolare deve essere preso in considerazione quando vengono prescritti i farmaci antinfiammatori. ( Xagena News )

Fonte: British Medical Journal, 2011